Connettersi con il dolore

Molto spesso, quando ci si inoltra in certi tipi di percorsi di crescita spirituale e personale si pensa, erroneamente, che dopo un certo tempo tutti i nostri problemi si risolvano o che, per lo meno, non vengano vissuti  più con dolore ma in totale amore incondizionato e accettazione profonda di quello che è, guardando ogni cosa che ci capita, per quanto grave sia, con amore e gioia.
Dico erroneamente perché si finisce per utilizzare questi percorsi, tecniche, terapie, o come vogliamo chiamarle, come analgesici, come strumenti per non dover più sentire il dolore.
E si ritorna sempre lí, nella cultura del non dolore, dove qualsiasi cosa viene usata e manipolata affinché non si provi più questa fatidica sensazione che riteniamo scomoda e brutta, da superare una volta per tutte e da non sentire.
Bisogna comprendere invece che quando si intraprende un cammino all’interno di noi stessi è fondamentale, inevitabile e necessario passare attraverso a questa sensazione ed emozione per lasciarsi attraversare.
E una volta fatto non significa che quando mi muore un parente, un animale, che quando perdo il lavoro o litigo con mio figlio, non provo dolore perché sono subito nell’amore, perché mentalmente può anche funzionare ma al livello inconscio no, siamo esseri umani ed è vitale per noi avere una reazione adeguata, a volte negativa, agli accaduti; dunque non significa che non provo più quel tipo di emozione, ma che non ci lotto più come una volta, non ci annego dentro prolungandola più del necessario, non la disprezzo; ma la accolgo in tutta la sua interezza e poi la libero.
Non esiste modo per noi esseri umani, a parte l’illuminazione, per non provare dolore, il dolore è parte fondamentale e profondamente utile per la comprensione più ampia di noi stessi, siamo carichi di dolore ed è necessario viverlo per poterlo liberare dal nostro corpo.
Accettiamo la convivenza con questa emozione di fondamentale importanza che è nella maniera più radicata, autentica e profonda a completo servizio dell’amore e dell’essere umano.

Lettera al dolore
Sei tu che mi fai accorgere di quanto il mio intestino sia profondo e intelligente,
ovunque guardo e ti sento so che c’è un qualcosa da assaporare,conoscere, imparare.
Maestro di vita, a volte ti fraintendo, prolungo, rimando, scanso;
perdonami se non sempre son pronto per la tua presenza prorompente, per la tua reversibilità,
perdonami se son troppo pauroso per attraversarti, per gioire con te e piangere insieme.
Perdonami se non sempre capisco come rinascere grazie a te, dove mi stai portando, dove volgi il mio sguardo all’interno, di me stessa, nei miei mille specchi per curarmi.
Perdonami se t’ho odiato,maltrattato e ignorato, avevo bisogno di tempo, di spazio e comprensione per sentirti puro e autentico nel mio cuore.
Ora ti guardo, e ti riconosco in tanti volti, chissà se in realtà ne hai uno tuo, chissà come ti conformi a noi uomini.
Ti guardo e riconosco la tua immensità, la tua grandezza e ampiezza, e con tutta me stessa cerco di riconoscere dove mi stai portando, dove vuoi che vada, chi vuoi che io diventi attraverso di te.
So che a modo tuo potrai esserci sempre, e assumere altri aspetti, a volte più spigolosi come lo strazio, e svolte più dolci come la tristezza, sono pronta ad accoglierti senza sofferenza nella mia vita, con rispetto e amore.
E quando ti farei sentire, reclamando il tuo giusto sipario, mi prenderò cura di te, e di me, in un grande abbraccio ci cullerò.
Ma mai ti tratterrò contro la tua volontà, più del tempo necessario; prometto di lasciarti andare, di liberarti, non appena riterrai di aver terminato il tuo compito.
Ti ringrazio, per esserci stato, per avermi fatto accorgere di quanto amore posso contenere, di quanto amore posso dare, di farmi accorgere cosa mi fa bene e cosa no, di indicarmi dove sto andando e chi sto diventando.
Tua, Maya.